Gestione del dolore cronico

di A. Aina Ft, Dip MDT

Gestione del dolore cronico

di A. Aina Ft, Dip MDT

Attenzione!

Quanto suggerito serve da esemplificazione, potrebbe non essere adatto, se non addirittura dannoso, nel suo caso. la cosa migliore è chiedere aiuto ad un fisioterapista qualificato nella diagnosi e terapia meccanica

Si definisce come dolore cronico un dolore che è presente tutti i giorni per 3 mesi o a giorni alterni per almeno 6 mesi.

Negli Stati Uniti il numero di coloro che soffrono di dolore cronico è maggiore della somma di coloro che hanno problemi cardiaci, cancro e diabete.

In questi pazienti spesso si trova che il dolore non è più in relazione ad una stimolazione tissutale ma ad un incremento della sensibilizzazione del sistema nervoso centrale. E’ come se il sistema nervoso avesse abbassato così tanto la soglia del dolore, da percepirlo anche quando la sollecitazione è molto bassa: il sistema d’allarme scatta in situazioni che non sono preoccupanti.

Nella gran parte dei pazienti il sonno è disturbato e lo stress emotivo può essere un elemento scatenante o comunque contribuente.

Cosa fare? Agire sullo stimolo, cioè perifericamente, non dà risultati nel lungo termine. Occorre desensibilizzare il sistema nervoso centrale con una graduale esposizione alle sollecitazioni con esercizi ed attività di movimento e una gestione migliore del sonno e dello stress.

La persona che soffre è coinvolta in prima persona nelle decisioni attraverso l’alleanza terapeutica.

Si definisce come dolore cronico un dolore che è presente tutti i giorni per 3 mesi o a giorni alterni per almeno 6 mesi.

Negli Stati Uniti il numero di coloro che soffrono di dolore cronico è maggiore della somma di coloro che hanno problemi cardiaci, cancro e diabete.

In questi pazienti spesso si trova che il dolore non è più in relazione ad una stimolazione tissutale ma ad un incremento della sensibilizzazione del sistema nervoso centrale. E’ come se il sistema nervoso avesse abbassato così tanto la soglia del dolore, da percepirlo anche quando la sollecitazione è molto bassa: il sistema d’allarme scatta in situazioni che non sono preoccupanti.

Nella gran parte dei pazienti il sonno è disturbato e lo stress emotivo può essere un elemento scatenante o comunque contribuente.

Cosa fare? Agire sullo stimolo, cioè perifericamente, non dà risultati nel lungo termine. Occorre desensibilizzare il sistema nervoso centrale con una graduale esposizione alle sollecitazioni con esercizi ed attività di movimento e una gestione migliore del sonno e dello stress.

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